Chi intervistiamo?

Ultimamente ragionavo su questa domanda, ovvero, quali aspetti analizzeremo nel documentario o nel reportage che vogliamo fare?

Perché sono saltato direttamente dal chi al che cosa? Perché vorrei provare a considerare i personaggi intervistati come i media della mia narrazione. E se McLuhan non si sbagliava dicendo che il medium è il messaggio, allora la cosa si fa ancora più interessante.

Ogni storia raccontata è caratterizzata dal punto di vista del narratore. Quindi ogni storia può essere raccontata in maniera differente a seconda del carattere o semplicemente dell’umore del narratore. Possono essere accentuati gli aspetti emotivi per trascurare quelli più descrittivi o strutturali (e viceversa), o più nello specifico si possono preferire (o alternare) aneddoti e racconti personali a opinioni di esperti e così via.

L’esempio che voglio riportare è fresco del mio ultimo viaggio attraverso l’ex Jugoslavia per girare un documentario sulle guerre balcaniche. La scelta dei personaggi, forse non avvenuta con questa consapevolezza, è stata comunque efficace e sono sicuro che porterà i suoi frutti.

Essere consapevoli di questo è importante, perché ad esempio permette di strutturare un’intervista in modo più sensato e diretto – specialmente con chi non può dedicarci più di dieci minuti; permette di strutturare meglio anche l’intera narrazione, aiutandoci anche a ragionare sugli aspetti che meglio vogliamo analizzare.

Gli intervistati sono stati docenti universitari di storia, economia e scienze politiche; giornalisti, croati, bosniaci, serbi, kosovari, macedoni e albanesi; politici delle medesime nazionalità, più montenegrini; combattenti di ogni nazionalità, sia militari che paramilitari; familiari delle vittime; scienziati, ad esempio analisti dell’icmp che analizzano il dna dei cadaveri delle fosse comuni bosniache per ritrovare i familiari e permettere loro una sepoltura dignitosa.

È chiaro che ogni storia ha i suoi personaggi, però è interessante considerare anche i personaggi secondari, che a volte possono fornire con una semplice frase degli spunti di riflessione molto più interessanti di intere dissertazioni e analisi cliniche. La figura del giullare nell’opera teatrale di Shakespeare ne è l’esempio migliore, anche se Shakespeare non faceva documentari.

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