Sintassi del Documentario

Mentre gli elementi di grammatica, che riguardano le unità elementari di linguaggio, sono individuabili con sufficiente precisione, quelli di sintassi, che considerano il coordinamento e la successione di tali unità, sono più generici e difficilmente definibili; ad esempio le stesse panoramiche e carrellate, se esprimono un contenuto in modo completo, possono rientrare nella sintassi.
La traduzione in pratica della sintassi è poi fortemente vincolata alle caratteristiche delle apparecchiature, agli spazi espositivi disponibili (cioè in ultima analisi ai costi di produzione) e anche alle preferenze personali dell’autore.
Gli elementi di sintassi più significativi, e comunque sempre presenti nei programmi, riguardano le sequenze, il ritmo, e i livelli di visualizzazione.

La Sequenza

La sequenza è costituita da una successione ordinata di unità elementari di linguaggio, capaci di esprimere compiutamente un contenuto. Facendo un paragone con la letteratura, la sequenza corrisponde a una frase o a un periodo (con soggetto, predicato e complemento).
Ogni sequenza, che può durare da pochi secondi fino a svariati minuti, richiede pertanto un soggetto conduttore, che può essere una persona o un gruppo di persone, come pure un oggetto, un disegno e così via; e si evolve attraverso tre fasi: la presentazione, lo sviluppo e la conclusione.
Nella sua forma realizzativa più lineare, il soggetto deve apparire in evidenza nella presentazione; figurare poi in vario modo nello sviluppo e tornare in evidenza nella conclusione.
Ad esempio in un dibattito, la sequenza in cui un personaggio, il soggetto, esprime una propria opinione e dialoga con un gruppo di interlocutori, prevede, secondo il canone più tradizionale, un primo piano iniziale sul personaggio, che fa da presentazione; un insieme di varie inquadrature sugli interlocutori (campi medi, doppie, gruppi ecc) e anche sul personaggio ma non più in primo piano (campo lungo, controcampo di quinta ecc), che rappresenta lo sviluppo; infine il ritorno sul personaggio, con un’inquadratura simile a quella iniziale che costituisce la conclusione.
Una sequenza completa può essere realizzata anche con una sola e breve inquadratura, purché di senso compiuto.
La costruzione della sequenza è ottenuta il più delle volte con svariate camere, che forniscono le inquadrature controllate in diretta dal mixer video o montate in seguito al montaggio. Ovviamente non sempre, o quasi mai, sarà possibile effettuare riprese multicamera, ma è possibile comunque riassumere un evento con una sola camera ma con molteplici inquadrature e punti di vista.
Una forma più specifica di sequenza può essere realizzata con una sola camera che, con un unico e continuo movimento e con impiego di zoom, rappresenta in modo compiuto, un’intera situazione. Questa forma espositiva, detta piano sequenza, è usata soprattutto nelle riprese con steadicam, quando si vuole creare un senso di partecipazione e immediatezza, simile a una presenza diretta.
La successione ordinata delle sequenze costituirà infine l’intero programma o film.

Il Ritmo

Per ritmo, in senso generale, si intende la cadenza di ripetizione di alcuni elementi di riferimento contenuti nel programma.
Sono individuabili due fondamentali tipi di ritmo: il ritmo interno, che si manifesta entro ogni singola sequenza, e il ritmo esterno, determinato dal succedersi delle sequenze.
Il ritmo interno può essere scandito dal cambio delle inquadrature, dal modo stesso con cui il cambio viene realizzato (stacco, dissolvenza lenta o rapida, ecc), dalla velocità d’esposizione dei contenuti (lettura o panoramiche lente o rapide).
Il ritmo esterno, oltre ad essere evidenziato dai cambi di sequenza, può venire ulteriormente sottolineato da effetti (dissolvenze, tendine ecc), da titolazioni intermedie, dal ritorno di inquadrature uguali o simili e così via.
Il ritmo generale di un programma o di un film può essere inteso come una combinazione dei due ritmi interno ed esterno; esso è una componente essenziale del linguaggio televisivo e cinematografico, capace di influire in modo immediato ed evidente sullo spirito e sull’atmosfera di tutto il lavoro. La scelta del ritmo va sempre calibrata ai contenuti e in generale a tutte le esigenze di esposizione e comunicazione.
Non sempre infine, le cadenze dei ritmi interno ed esterno devono coincidere: il loro contrasto può anche risultare di elevata suggestione.

I Livelli di Visualizzazione

Per visualizzazione si intende l’invenzione o la soluzione visiva associata alla situazione o al fatto da presentare.
Tale invenzione può essere tradotta in linguaggio visivo secondo vari gradi o livelli, più o meno evoluti: da una semplice esposizione a parole, a una completa e complessa ricostruzione scenica. A sua volta il livello di visualizzazione viene stabilito in base a parametri pratici e concreti: genere del programma, previsioni di spesa, tempi di produzione, pubblico a cui il messaggio è indirizzato e così via. In generale sono individuabili cinque fondamentali e progressivi livelli di visualizzazione:

: consiste nella semplice esposizione a voce di un fatto o un evento, senza alcun supporto illustrativo reale o ricostruito. Pur raggiungendo il livello di comunicazione, non risponde propriamente a caratteristiche audiovisive soddisfacenti, mancando appunto del corredo delle immagini. Viene impiegata soprattutto per brevi comunicati e se protratta per lunghi tempi, induce per lo più effetti di rifiuto.

Dibattito: fa anch’esso prevalente ricorso a esposizione orale, aggiungendo però la componente del confronto di opinioni, spesso diverse o addirittura contrastanti. Caratterizzato, rispetto al precedente, da maggiore tensione interna associata ai contenuti, si presta anche a soluzioni di ripresa più evolute: cambiamenti d’inquadrature, controcampi, inquadrature di gruppo e così via.

Documentazione: è rappresentata dall’esposizione di un’informazione corredata da immagini non elaborate (o minimamente elaborate). È la forma maggiormente usata nei telegiornali, quando una notizia presentata in voce (come un fatto di cronaca) viene supportata da contributi ripresi in diretta.

Esemplificazione: è costituita da un’elaborazione condotta sull’informazione, per chiarirne i contenuti. Realizzata spesso con schemi, disegni e animazioni, viene in genere usata per rendere più evidente un’informazione di non immediata accessibilità. Ad esempio, dicendo che un aeroplano è in grado di viaggiare alla velocità di 600 Km/h, non si fornisce un’esatta percezione della velocità; aggiungendo invece che con quell’aeroplano è possibile coprire in un’ora la distanza Roma-Milano, e presentando l’immagine della relativa carta geografica, il concetto velocità 600 Km/h diventa meglio comprensibile. L’esemplificazione, rispetto ai livelli precedenti, implica soprattutto un apporto di creatività.

Drammatizzazione: consiste della completa raffigurazione scenica relativa al fatto, alla situazione o all’emozione da comunicare, tradotta poi in linguaggio visivo con ogni possibile risorsa tecnica e inventiva. Rappresenta il livello di visualizzazione più elevato, adatto alla fiction, allo spettacolo, alla commedia e così via.
In genere, passando dal primo al quinto livello, cioè introducendo soluzioni e stimoli visivi sempre più evoluti, si richiamano fasce di spettatori via via più ampie: la lettura può coinvolgere solo il pubblico interessato al contenuto dell’informazione; la drammatizzazione, ricca di risorse di linguaggio, può coinvolgere tutti. Non sempre tuttavia, un alto indice di ascolto coincide con il massimo livello di visualizzazione. Ad esempio la ripresa di un incontro di calcio, che rientra nel terzo livello (documentazione), per coinvolgimenti emotivi, per la dinamica e la tensione interna alle sue immagini, riesce ugualmente di elevata presa spettacolare.
In uno stesso programma inoltre, i vari livelli di visualizzazione possono coesistere; un notiziario può comprendere lettura, dibattito, documentazione ed esemplificazione; una commedia può comprendere drammatizzazione e dibattito.

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