La ricetta del Pane

Il Linguaggio dello Schermo

A volte si può pensare al linguaggio visivo come un “impacchettamento a regola d’arte”. Usato come un’operazione meccanica può portare a creare video e film senza un’anima e senza sentimento, meccanici appunto. Quando ci capita invece di vedere un immagine che scatena dei sentimenti, allora riusciamo a sentire che dietro quell’immagine, c’è una ricerca da parte dell’autore. Questo avviene perché il linguaggio del film emerge dagli interessi e dalle emozioni del suo autore, emozioni ed interessi che è in grado di far funzionare in maniera integrata all’atto filmico. Vediamo come funziona.

Immagina di trovarti a una rimpatriata con vecchi compagni di scuola e di trovare una piccola telecamera lasciata lì da qualcuno, non c’è scritto il nome sopra, quindi ti metti a vedere quello che c’è registrato sul nastro per capire chi è il proprietario. Così vedi attraverso la sua vista, senti attraverso il suo udito, tutto quello che ha ritenuto interessante per essere filmato. Quello che ha ripreso ti dà un’idea davvero caratterizzante della sua personalità, sei in grado di capire di chi si tratta. Non solo vedi chi ha visto e con chi ha parlato, ma anche come ha passato il tempo e secondo quali schemi ha funzionato la sua mente. Dalle sue azioni e reazioni puoi vedere dentro la sua mente e dentro il suo cuore, anche se ha detto molto poco dietro la telecamera e non vi è mai apparso davanti. La consapevolezza dello strumento che si ha in mano e di cosa succede intorno a noi è in grado di creare lo stesso coinvolgimento nei video che vogliamo creare. Al contrario, una sterile professionalità rimpiazzerà questa qualità con una efficienza compilativa senza anima. Questa sezione esplora le possibilità di filmare con anima.

Gli Ingredienti

Ogni documentario è caratterizzato dalla scelta di alcuni elementi. Le loro opzioni combinatorie sembrano infinite, ma sono naturalmente limitate da alcune convenzioni del linguaggio dello schermo. Un mero conformismo, tuttavia, non farà si che il tuo video abbia un carattere e che quindi possa raccontare una storia davvero interessante, perciò questo capitolo fornirà alcune analogie e consigli pratici per aiutarti a filmare al di sopra di un approccio puramente nozionistico. Prima di tutto, ecco gli ingredienti base con cui ognuno si trova a lavorare per forza di cose:

Video

  • Azione
  • Persone
  •  Animali
  •  Paesaggi
  •  Oggetti inanimati
  • Grafica
  • Fotografie
  • Documenti, giornali
  •  Opere d’arte varie, cartoni, grafica di vario genere
  • Persone che parlano

Non rivolti o non consapevoli della camera, o fuori inquadratura
Che contribuiscono coscientemente al ritratto che la telecamera sta facendo di sé

  • Interviste

Intervistatore presente

Intervistatore fuori inquadratura

Intervistatore assente e domande tagliate

Ricostruzione di situazioni che sono

Passate che non furono o non potevano essere filmate

Ipotetiche, immaginate

  • Archivio

Immagini d’archivio (proprio o altrui)

Materiale riciclato da altri film

  • Schermo nero – ci porta a riflettere su ciò che abbiamo appena visto sullo schermo o risalta l’attenzione sul suono

Audio

  • Effetti audio
  • Effetti spot (video sync)
  • Atmosfere (nonsync)
  • Narrazione
  • Narratore
  • Voce dell’autore
  • Voce di un partecipante
  • Voice-over
  • Intervista con audio

Preso dall’intervista, ma senza immagine dell’intervistato

Suono diegetico (sincronizzato e preso durante la ripresa)

  • Suono di accompagnamento, specialmente per eventi sonori
  • Dialogo
  • Suono non sincronizzato
  • Atmosfere
  • Effetti audio
  • Musica

Diegetica (presa diretta)

Composta e aggiunta all’immagine

  • Silenzio – un’assenza temporanea di audio che può portare a un cambiamento di stato d’animo o portarci a giudicare diversamente l’immagine in onda.

Tutti questi ingredienti possono essere combinati ad effetto per modellare la visualizzazione del proprio video secondo i propri schemi percettivi della vita di ogni giorno, facoltà che contiene in sé osservazione, sentimento e pensiero. Di solito non ci rendiamo conto di questa facoltà, proprio perché funziona perfettamente senza rendercene conto, esattamente come i muscoli delle gambe quando camminiamo. A seguire alcuni suggerimenti su come studiare i propri processi di percezione così da migliorare il proprio linguaggio filmico grazie a una maggiore consapevolezza.

Il nostro ragionamento partirà da ciò che sullo schermo è familiare a chiunque per tornare indietro alle sue origini umane, che sono molto meno familiari.

Il linguaggio del cinema proviene da ciò che i precedenti filmmakers hanno ricercato come “ciò che funziona”. Con intuito hanno ricreato ciò che era già presente e funzionante nella mente dell’uomo!

Grammatica dello schermo

Fare un film, specialmente documentario, assomiglia al processo di esperienza e di consolidamento del suo significato. Questo processo può essere diviso in tre stadi:

  1. Fare esperienza di un evento e memorizzarne gli eventi chiave
  2. Ripercorrere con la mente gli avvenimenti, dare loro un significato, ordinarli per creare una storia
  3. Raccontare la storia a un pubblico per diffondere e aumentarne l’effetto e consolidare la nostra interpretazione dei fatti

Ecco il processo reale e quello cinematografico messi a confronto:

Processo reale Processo cinematografico
Fare esperienza di un evento e memorizzarne gli eventi chiave Ripresa (usando intelligenza oltre a vista, udito e memoria della telecamera)
Ripercorrere con la mente gli avvenimenti, dare loro un significato, ordinarli per creare una storia Montaggio (dare forma, strutturare e sintetizzare il materiale audio e video raccolto usando il computer)
Raccontare la storia a un pubblico per diffondere e aumentarne l’effetto e consolidare la nostra interpretazione dei fatti Distribuzione in ogni senso (per la reazione del pubblico e feedback)

Le attrezzature di ripresa sono come vista e udito, e l’operatore con il regista sono la loro guida intelligente. Il mezzo di archiviazione (pellicola, nastro o hard disk) è la memoria. Il montatore si immerge in quella memoria e usa computer, software e grammatica cinematografica per ristrutturare, consolidare e comprimere l’essenza della memoria. Lo scopo è quello di produrre una narrazione di un certo stile che sia in grado di trasportare il pubblico lungo tutta la sua durata verso la tesi che si sta sostenendo.

L’evento che diventa una storia, può essere una tesi alternativa sugli avvenimenti dell’undici settembre 2001 così come la bellezza di mia figlia che va in altalena…

Raccontare richiede la successione di azioni o eventi, ognuno sentito in maniera particolare (suono, dettagli, panorami, musiche etc). Questa serie di elementi può essere strutturata in maniera cronologica o secondo altre priorità, poi organizzata per brevità ed effetto. Poi va testata su qualcuno per vedere la reazione che provoca.

Vediamo come il linguaggio cinematografico visto nelle pagine precedenti si raffronta all’esperienza umana.

Questo schema è soltanto un interpretazione, non intende essere comprensivo:

Azione filmica Significato Equivalente nella realtà
Shot Camera fissa Guardare, fissare, aspettare, gustare – sia vicino che distante
Pan Panoramica orizzontale Guardarsi intorno, comprendere, scoprire, rivelare, scappare, assegnare, temere
Tilt Panoramica verticale Dare altezza o profondità, guardare in su o in giù, minacciare o essere minacciati
Crane Ascensione verticale Farsi trasportare verso l’alto o verso il basso, alzarsi, sedersi, guardare in su o in giù
Dolly, binari Movimento orizzontale Movimento fisico verso o via da qualcosa o qualcuno; viaggiare accanto, dietro o davanti a; attrazione, repulsione, avanzata, ritirata
Zoom L’oggetto si ingrandisce o rimpicciolisce Guardare più vicino o allargare lo visuale, uscire da un luogo stretto
Cut (montaggio) Affiancare due immagini in sequenza Vedere qualcosa e poi immediatamente vederne un’altra (spesso sbattiamo le palpebre in questo passaggio); confrontare, transitare; riportare impressioni
Montage Serie di immagini in sequenza che suggeriscono una sensazione o una progressione Impressioni che si aggiungono perdendo o cedendo il controllo
Ritmo Sensazione di avanzamento nel tessuto narrativo Velocità di cambiamento dell’ambiente; vivere velocemente o lentamente o l’alternarsi dei due modi
Fade in Da schermo vuoto a immagine, progressivamente Transitare da uno stato di calma a una situazione
Fade out Da immagine a schermo vuoto Transitare da una situazione a uno stato di calma
Dissolvenza Immagine B si fonde, e sostituisce Immagine A Una nuova situazione va formandosi mentre ancora pensiamo a quella che sta passando
Scena Ciò che succede in una singola location Senso di trovarsi in un luogo mentre avvengono i fatti
Sequenza Successione di scene Esperienza di una serie di eventi, di solito una che logicamente porta alla seguente

Una inquadratura nasce principalmente da due fonti: ciò che fisicamente si trova di fronte alla telecamera e ciò che è nella mente di chi riprende, il modo in cui egli reagisce, adatta e sistema. Se l’evento avviene troppo presto o troppo tardi, ciò che il video comunica è soltanto la mancanza di integrazione. Il montaggio può fare degli aggiustamenti, ma la maggior parte del lavoro con la telecamera non perdona e spesso non offre possibilità di replica degli eventi. Sfortunatamente ciò che è imperfetto non può che rivelare la propria imperfezione.

Motivazione

Ogni taglio e movimento di macchina deve essere motivato proprio perché nella vita c’è sempre qualcosa che scatena una qualsiasi nostra azione o reazione. I movimenti di macchina possono implicare anticipazione, curiosità, apprezzamento, sorpresa, apprensione, intuizione, spavento, affezione, rabbia, qualunque sia la situazione.

Ecco alcuni esempi che possono liberamente trasformarsi in esercizi:

Una voce dietro di te nella folla ti spinge a girarti, ti giri per vedere di chi si tratta

Mentre scrivi, dei passi si avvicinano. Alzi la testa per guardare la porta e anticipare l’entrata dei passi

È qualcuno che ti annoia, quindi ti rigiri per tornare a scrivere

In una baita di montagna apri la porta verso l’esterno e ti trovi davanti a un panorama alpino. Alzi lo sguardo fino alla punta più alta della montagna

Il tuo sguardo è parzialmente ostruito dal ramo di un albero, ti muovi lateralmente per vedere oltre

Un semplice quadro della vita non da emozioni. Sono le idee sulla vita che si possono proporre che vibrano di interesse.

Un esempio pratico: coprire una conversazione

Durante una conversazione raramente siamo consapevoli che stiamo recitando verso le persone che ci circondano, ma nei fatti tutti recitiamo tra coloro che ci circondano, sempre, anche se adottiamo la strategia della passività. Ognuno di noi ha un modo di agire e reagire abituale, e ognuno più o meno consapevolmente sa già come lo farà. Prova ad analizzare come la tua percezione viene stimolata tra due persone che parlano. A volte guardi soltanto chi parla. Operatori di ripresa inesperti che coprono una conversazione in questa maniera producono un tipo di visione che si potrebbe definire da cane. Il migliore amico dell’uomo, che non ha facoltà interpretative, può soltanto guardare speranzoso alla fonte del suono.

Magari la conversazione a cui assisti si fa più intensa. Nota come il tuo primo sguardo va verso chi sta parlando, e a metà della frase si sposta a guardare colui che ascolta. Pensa a una partita a tennis, per capire. A un certo momento, un giocatore agisce (colpisce la palla), mentre l’altro subisce (riceve il colpo). Il giocatore A si imposta per effettuare un tiro aggressivo, ma il tuo occhio va oltre la palla, curioso di vedere come il giocatore B riceverà questo smash. Corre, salta, schiaccia con la racchetta e intercetta. Nel momento in cui intuisci che ce la sta facendo, il tuo occhio schizza oltre la palla per vedere se il giocatore A riuscirà a prendere la risposta.

Seguiamo le azioni e le reazioni nelle relazioni umane in questa maniera, perché inconsciamente sappiamo che chiunque, comunicando sempre cerca di ottenere, fare, o completare qualcosa. Una partita a tennis ritualizza questo scambio come una competizione a punti, ma anche una conversazione può diventare così strutturata e competitiva. Nota come i parlanti A e B si scambiano di ruolo continuamente. Questo è ciò che sta dietro la tecnica filmica.

Gionata Nencini, uno che come raccontare le cose l’ha imparato strada facendo…

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